lunedì, marzo 26, 2007

fasi alterne di cinismo



Continua la mia avventura nella scuola pubblica e con essa l'iniziativa "speranze ben riposte" sull'uso creativo dei registri di classe fatto dagli insegnanti. Non so per quanto ancora durerà questa fase di cinismo, ormai mi sono affezionata ai ragazzini, ai professori-sull-orlo-di-una-crisi-di-nervi, alle segretarie-regine-della-burocrazia e alle bidelle, le migliori. Qui di seguito alcune note dei ragazzi della 3^C (giuro!).

R. si permette di prendere in giro il compagno all'interrogazione non considerando la propria posizione.

L. non conosce il nome del Presidente della Repubblica Italiana.
D. ai richiami dell'insegnante risponde "mangio quando mi pare" e mostra le mutande.

L'alunno M. si rifiuta di lavorare, manda odore di "fumo" e risponde "fumo quando mi pare".

Prometto di parlare d'altro...


lunedì, marzo 19, 2007

speranze ben riposte

Per qualche tempo lavorerò nella segreteria di una scuola media della zona nord di Roma. Sfogliare i diari di classe è, al momento, il mio passatempo preferito. Ecco qui un paio di note, forse tra le più surreali:
"G. si permette in assenza dell'insegnante di fare le sue veci di controllare i compiti dei compagni mettendo in evidenza le relative correzioni" ;
"D. sente i fantasmi in classe e si volta per rispondere".
Ho il sospetto che i professori scrivano queste cose nella speranza che qualcuno le possa mettere qui.

sabato, marzo 17, 2007

c'est la vie!

negli ultimi sette giorni:
-ho vinto la borsa di studio dell'università;
-ho preso un voto inutile con il prof. a cui ho chiesto la tesi;
-mi hanno rubato il portafogli mentre prendevo il voto inutile;
-i ladri hanno usato il poste-pay che stavo dentro il mio portafogli;
-ho lasciato il lavoro vecchio per un lavoro nuovo;
-sono andata 3 volte al commissariato, senza riuscire - mai - ad ottenere un permesso di guida;
-ieri qualcuno mi ha rotto lo specchietto del motorino;
-ho finito Il buio oltre la siepe e ho iniziato Neve;
-sono arrivata a quota 8 fototessere.

sabato, febbraio 24, 2007

cosa bacia coso

Giovedì ho fatto la mia prima donazione alla biblioteca del dipartimento di antropologia. Con ogni probabilità non rimpiangerò quel libro ed i suoi 175 fogli di carta patinata, ma potrebbe essere utile a qualche laurendo. In fin dei conti ho un debito con la biblioteca di antropologia: mi ha dato riparo quando fuori c'era troppo freddo (o troppo caldo), mille euro di una borsa di collaborazione, un buon numero di amici antropologi. Mi hanno detto che verrà messo in catalogo dopo l'estate.

la foto l'ho trovata qui.

domenica, febbraio 18, 2007

cambiare ramo


Ci risiamo. Ci sono io, un libro aperto a pagina 15, e la spiacevole sensazione di non trovare le parole per raccontare quello che ho in testa. Forse dovrei togliere quell'io e mettere al suo posto qualcosa di nuovo. O forse è arrivato il momento di cambiare ramo, questo sui cui sono appollaita ha fatto il suo tempo.

Per passare a qualcosa che non implichi i miei problemi con io, e per spiegare come mai, in un post sui miei dubbi esistenziali, ci sia l'immagine qui su... Sto leggendo "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee. Qui si può dare un'occhiata alle prime pagine e a qualcuna in mezzo.

mercoledì, febbraio 14, 2007

san valentino santo subito

Aderisco con gioia all'iniziativa San Valentino Santo Subito dei Perturbazione se questo vuol dire avere un motivo in più per cenare, di giorno feriale, con alcune delle persone che amo (si amo!) di più. Nel post precedente c'è un assaggio dell'evento musicale di oggi.
Un anno in più

domenica, febbraio 11, 2007

bisogna vestirsi bene per andare a teatro

Non ero mai stata all'Argentina. Per l'occasione ho messo il maglione nuovo e gli orecchini della mamma, quelli che si impigliano sempre alla sciarpa. Bisogna vestirsi bene per andare a teatro. Marco Paolini ha raccontato il suo Sergente con una sedia, una coperta tagliata a metà e un telo bianco. Ed era come essere sul palco insiema a lui.

domenica, febbraio 04, 2007

l'eccezione

Non sono fatta per i post lunghi. Perchè tirarla tanto per le lunghe quando un pensiero può vivere comodamente in 6 righe? Ma quest'articolo di Claudio Fava, sull'Unità di oggi, merita il suo spazio, con le sue trentatrè righe.

Catania: la santa e gli assassini. Accadrà domattina, infallibilmente: i randellatori dello stadio Cibali, i fabbricanti di bombe carta, gli appiccatori di incendi, i «boia chi molla» urlati in faccia ai celerini riporranno i passamontagna in fondo all’armadio, s'infileranno nelle loro tuniche bianca lunghe fino ai piedi, prenderanno in mano ceri votivi al posto delle spranghe e così acconciati, con il viso devoto, accompagneranno sant’Agata patrona in giro per la città, come ogni 5 febbraio da che la memoria ci accompagna. Il tempo della vergogna e del lutto (un poliziotto scannato, cento feriti) sarà durato lo spazio di una notte, giusto il necessario per compilare dichiarazioni di sdegno e necrologi. Poi Catania tornerà alla sua beata irresponsabilità. Non è un calembour: è il ritratto della mia città, la sua corda morale. L’idea cioè che esista un tempo per gli stadi e uno per i santi, che il poliziotto morto si possa seppellire, la piazza della battaglia ripulire dalle macerie e il giorno dopo ritrovarsi tutti fedeli, tutti cresimati, con lo sguardo ripulito, a sfilare dietro il fercolo della patrona. Fingendo di non sapere che quello stadio e quella santa, le botte e la processione fanno parte della stessa città. Sarebbe stato un gesto bello e civile chiedere alla santa di rimanere in chiesa a vegliare anche lei questo povero morto. Sarebbe stato un gesto forte e carico di buon senso se il sindaco di Catania, il suo vescovo e le altre (come si usa dire in questi casi) “autorità civili e religiose” avessero deciso che non bastava sospendere la gara podistica e i fuochi d'artificio ma che, di fronte allo scempio e alla follia collettiva di venerdì notte, andava annullata ogni cerimonia religiosa. Anche per costringere questa città, così irriverente, così smemorata, a guardarsi per una volta allo specchio. Senza i paramenti del sacro. Senza i ceri e le candelore. Invece s’è deciso che tutto continui: tanto, che c’entra la santa con il calcio? La santa non c’entra. I devoti, sì. Uno o due anni fa, tra i fedelissimi intabarrati di bianco ci furono anche pistolettate, e un tale rimase gambizzato proprio mentre i botti per la patrona coprivano quelli del revolver. Il giornali ne riferirono come d'un dettaglio, una cosa curiosa, pittoresca. Ecco la tragedia: l’idea che questo spazio tra sacro e profano non debba mai essere riempito, che il mafioso possa scannare i picciriddi nelle botti d'acido e poi farsi la comunione in chiesa, che il tifoso possa sparare una bomba carta in faccia al poliziotto e il giorno dopo accompagnare la santa con la candelora del proprio rione. L’idea, insomma, che tutto si possa tenere perché tutto - in fin dei conti - è consentito. Scriveva venerdì, alla vigilia della partita, il quotidiano locale che Catania è città «sperta». Ovvero si fa rispettare: sempre. Era il loro modo per presentare il derby, per sciacquarlo nei sapori di vecchie furbizie, il solito modo per risolvere tutto con il rumore di una risata. La città è fabbricata su questo tenace concetto di impunità, la nostra “spertezza”, la sana rivolta contro qualcosa d’altro: lo Stato, i suoi poliziotti, i suoi giudici, le sue leggi, le sue regole... Il calcio non c’entra più, e nemmeno la rivalità tra Palermo e Catania che è una barzelletta, letteratura, cose da gattopardo. C’entra quest’idea malata che laggiù, nell’isola, tutto possa convivere, che tutto si tenga sempre sul palmo della stessa mano, botte e carezze, santi e assassini, spranghe e ceri votivi. In attesa che qualcuno trovi il coraggio per dire che la ricreazione è finita.

domenica, gennaio 28, 2007

s'adda fare...


Lui, Francesco ha compiuto ieri quarant'anni. Lei, Donata, ne ha alcuni di più, ma portati con grazia. Sul tavolo la crostata di ricotta con tante candeline azzurre. Qualche battuta sul giro di boa, come da copione. E poi quello che non ti aspetti. Lui racconta che qualche giorno prima ha compilato alcuni moduli, ha fatto qualche firma falsa e, se lei vuole, a luglio ci si sposa. Lei mette i fogli sotto il cuscino, ci dormirà su, dice. Ieri sera lei ha risposto. Si.
La storia non porta con sè nessuna morale. Semplice desiderio di raccontare.

giovedì, gennaio 25, 2007

è una lunga storia

I magi hanno fatto un lungo cammino. Dormono posando le loro corone sullo stesso cuscino, si scaldano con la stessa coperta. Un angelo, per richiamarli al loro viaggio, sveglia con il tocco leggero di un dito quello che gli è più vicino. Gli altri due continuano a dormire.
In fondo i blog sono fatti per raccontare il mentre di quanti si cimentano in questo gioco. Il mio mentre è fatto di libri di arte medievale (tanti), pensieri (troppi), idee (alcune).

i magi che dormono si trovano su un capitello delle cattedrale di Autun.

sabato, gennaio 13, 2007

libri e panchine

Ho giocherellato con le ultime sette pagine di Pastorale Americana. Ad un certo punto, ho anche pensato di lasciarlo in sospeso per qualche tempo. Ma alla fine è lì che aspetta di essere messo nella libreria, senza più il segnalibro. Lascio i commenti a quelli del mestiere, ma una cosa me la concedo. Per quanto mi riguarda, c'è un prima e un dopo Pastorale Americana. Anzi, a pensarci bene, un prima e un dopo Underworld.
Il segnalibro, ora, si trova a pagina 64 del Sergente nella neve di Mario Rigoni Stern. Ammetto che questo è un periodo fortunato.

la panchina qui sopra è un'opera di Silvia Levenson (www.silvialevenson.com). Fino al 27 gennaio c'è una sua personale alla Galleria il Traghetto a Roma.

giovedì, gennaio 11, 2007

ritorno a casa

Dopo una vacanza meravigliosa in Val di Sole.
Dopo un paio di anni da nomade dell'antropologia.
Dopo un lungo giro in motorino per Via di Pietralata.

le montagne della Val di Sole le hafotografate la Socia.

domenica, dicembre 24, 2006

il gioco dell'attesa

Fino a qualche anno fa passavo le vacanze di Natale a Catania, dai nonni. Il pomeriggio del 24 era il momento che preferivo. Le cose funzionavano cosi: mia nonna e mia mamma preparavano la Scacciata a casa. Poi mio nonno, come altri nonni e papà, andava nel panificio del quartiere per farla cuocere. A me piaceva accompagnare mio nonno, stargli accanto mentre parlava con gli altri per ingannare l'attesa. E mi piaceva quando il fornaio mi dava un grissino con il sesamo. Mi piaceva perchè c'era l'idea della festa che stava per iniziare, ma non era ancora iniziata.

domenica, dicembre 17, 2006

Sul divano zebrato

Ieri sera abbiamo fatto la cena di Natale, prima che alcuni di noi partissero per il proprio borgo natio. Ognuno ha cucinato la sua specialità, da far assaggiare agli altri. C'erano alcuni volti nuovi, alcuni mancavano all'appello e - noi - i soliti. E poi, come sempre e nonostante gli anni (accademici e non) trascorsi, alla fine ci ritroviamo sul divano di una di noi tre, con un mojito in mano, a parlare di Loro.

per il titolo ringrazio www.ioballodasola.blogspot.com .... perchè lei c'è toujours...

sabato, dicembre 16, 2006

una voce fuori dal coro (2°parte)


Prometto che è la smetto di fare post dove scrivo di quanto sono fortunata a vivere con una ottenne-saltellante che sa cos'è la magia del Natale. Ma questo post di Macchianera (http://www.macchianera.net/2006/12/14/santa_lucia_straniera_a_milano.html - si copia incolla come al solito) vuole essere letto...
La foto qui su si trova su questo sito meraviglioso: http://tbl.squareamerica.com.

giovedì, dicembre 14, 2006

Ma chi me lo fa fare?

"Ma chi me lo fa fare?". Ma chi me lo fa fare ad andare a lezione, ad avere a che fare con quelli del dipartimento, a ri-pensare ad una tesi da scrivere? E poi, mi chiedo, ma servirà davvero a qualcuno l'antropologia?
Un certo signore inizia così un suo libro "Odio i viaggi e gli esporatori,ed ecco che mi accingo a raccontare le mie spedizioni" . Non è che sentirsi - un pò - antropologi vuol dire dover continuamente negoziare i propri confini per non essere confusi con esploratori, giornalisti, agronomi, ingegneri? Non è che forse la crisi dell'antropologia è legata - un pò - al fatto che la sua definizione passa attraverso quello che odia, quello che non è?
Perdonate lo sfogo confuso e qualunquista. Passerà.

domenica, dicembre 10, 2006

una voce fuori dal coro

L'altra sera si stava parlando di come, anno dopo anno, diventi sempre più faticoso affrontare le festività ormai alle porte. Sarà... ma su di me, l'atmosfera del Natale continua ad esercitare un certo fascino. Forse perchè nella mia casa c'è ancora qualcuno che non nutre il minimo dubbio sull'esistenza di Babbo Natale e con il quale intrattiene una fitta corrispondenza. E, lo ammetto, il suo entusiasmo è contagioso.

venerdì, dicembre 01, 2006

centri di prossimità

E' un anno e mezzo, circa, che faccio finta di aver dimenticato. Per strada, quando il mio sguardo verticale incrocia il loro mondo orizzontale, ricaccio dentro quello che so e mi ripeto che - con questa storia - ho chiuso. Avevo bisogno di quelle foto alle pareti, di un paio d'ore ad ascoltare riflessioni che conosco per accorgermi che - la storia - non è finita affatto e che ho ancora voglia di raccontare dei miei uomini e delle mie donne.

La foto qui sopra è un vecchio reperto della storia di un anno e mezzo fa, ma sulla rete si trova, per vedere le foto di "Tutti a casa" si fa copia -incolla con questo indirizzo qui: www.minguzzi.provincia.bo/ambiti/esclusionesociale/tuttiacasa.htm

domenica, novembre 26, 2006

colazione equa & solidale

Alla fine, l'invito per la colazione equa & solidale alla libreria di viale Gorizia ha avuto la meglio sulla pigrizia da domenica mattina. Ho messo i vestiti di ieri sera e sono andata. Gli altri erano già lì. Alcuni, fuori, stavano fumando la prima sigaretta della mattina, gli altri erano al tavolo concentrati sugli ultimi sorsi di succo d'arancia e su come riempire la domenica. Ci siamo raccontati il nostro sabato sera, abbiamo mangiato i biscotti cioccolato e anacardi, abbiamo sfogliato qualche libro e qualcuno lo abbiamo comprato. Cos'altro posso aggiungere?